AL DELLE PALME. TOSCA NELLA RASSEGNA "MUSIC COLOURS: CLASSICA, JAZZ, POP"

Il titolo della rassegna, «Music colours: classica, jazz, pop», non è di quelli più originali o invitanti, ma con la presenza di Tosca, stasera sul palco del Delle Palme, i generi attraversati saranno anche di più e altri: «Appunti musicali dal mondo» promette di passare dai canti yiddish al fado portoghese, dalla canzone napoletana a melodie da sciamano, infischiandosene, appunto, delle definizioni e, soprattutto, del pop inteso come linguaggio unico, come dittatura mainstream da cui Tiziana Tosca Donati (così il nome completo all'anagrafe) - in scena con Giovanna Famulari (piano e violoncello), Massimo De Lorenzo (chitarre), Ermanno Dodaro (contrabbasso) e Matteo Di Francesco (batteria) – è in fuga da ormai oltre un decennio, pur avendo vinto un Sanremo in coppia con Ron  («Vorrei incontrarti tra cent'anni», 1996).

Il teatro ormai è casa tua, magari declinato sotto la forma del teatro-canzone. Che cosa non va nel mondo della musica?

«Quando, ormai due anni fa, ho registrato "Il suono della voce" il ritorno a quella che una volta era la mia casa mi ha sconcertata: da una parte c'era l'entusiasmo per il lavoro che stavo preparando, dall'altro la delusione per l'ambiente che ritrovavo. Era fermo, anzi aveva fatto dei passi indietro, come quelli del gambero».

Che cosa succede?

«Succede che le lobby della tv governano la musica, la discografia ha passato mano, accettando per pochi spiccioli il dettame più assurdo che possa esistere per chi fa il nostro mestiere: svendere la libertà del creare, rubare il tempo necessario per la formazione di un artista. Un cantante, come un musicista, segue i ritmi della natura: tra semina e raccolto passano stagioni, altrimenti si tratta di ogm cresciuti troppo in fretta sotto i riflettori».

Gaber parlava di «Polli d’allevamento», anche se non pensava ai talent show ma a una cultura omologata.

«Proprio così. A Roma mi occupo della sezione musicale delle Officine Pasolini, un programma della Regione Lazio che si occupa anche di teatro e multimedialità. Mi diverto a presentarlo come un centro di accoglienza per giovani artisti, i "clandestini" dello spettacolo: ho incontrato talenti veri che senza di noi avrebbero appeso chitarre e microfono al chiodo. La creatività non può vivere compressa in formule prestabilite, non è un format».

Al Delle Palme in scaletta c'è spazio anche per i classici napoletani, da tempo nel tuo repertorio?

«Non potrebbe essere diversamente. In fondo, anche nel cosiddetto pop, ho iniziato con una proposta diversa e verace come "Carcere 'e mare"per la colonna sonora di "Scugnizzi". Ma qui mi regalo la possibilità di sottolineare l'internazionalità del Di Giacomo di "Marzo", intonandola anche in francese».

Le lingue della musica, insomma, parafrasando il titolo della rassegna che ti accoglie.

«Certo, è un gioco, una tessera di un puzzle, un momento del viaggio. Come "Nina si voi dormite", celebre pagina del canzoniere romano, che diventa "Nina se você dorme" in portoghese».

Federico Vacalebre  -  Il Mattino


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