NAPOLI TEATRO FESTIVAL: «LA GUERRA È UN BANCHETTO PER VITTIME E CARNEFICI» - FOKIN E "LE TROIANE": EURIPIDE MAI COSI' ATTUALE
«Euripide ha scritto Le Troiane centinaia di anni avanti Cristo, ma è cambiato così drammaticamente poco da quel tempo ad oggi. Eppure ci sono in mezzo 2500 anni. 
Del resto, se oggi fosse tutto diverso, non ci saremmo mai avvicinati a questo testo con così grande passione. 
Il progresso ha prodotto tante cose importanti, ma purtroppo non ha portato benefici nei rapporti tra gli uomini. 
La guerra non si allontana mai dal mondo».Valery Fokin, 69enne maestro della scena russa, direttore del Teatro Alexandrinsky di San Pietroburgo, sintetizza così il senso dello spettacolo in scena domani e dopodomani alle 21,30 al Parco Archeologico Pausilypon, la Villa di Pollione, nell'ambito del Napoli Teatro Festival. 
Una messa in scena estrema in un luogo incantato, una tragedia trasformata in una sorta di conferenza stampa aperta, un banchetto grottesco, dove vinti e vincitori pasteggiano assieme. E il tutto ripreso da un cameraman, che fa un video-reportage proiettato su uno schermo per testimoniare, falsamente, che la guerra si è chiusa senza traumi. 
Fokin e Nikolay Roshchin ne curano la regia e dirigono un cast tutto italiano, a partire da Angela Pagano (nella foto) nel ruolo di Ecuba, e con un folto gruppo di attori coadiuvati da giovani allievi della scuola del Teatro Stabile di Napoli. Una tragedia greca portata in scena da registi e tecnici russi, con attori italiani in un anfiteatro romano. Commistione affascinante.
«Le Troiane» è la tragedia antimilitarista per eccellenza di Euripide, vista dalla parte dei vinti continua Fokin - Troia è caduta dopo una lunga guerra, gli uomini sono stati uccisi, le troiane fatte schiave. Noi l'abbiamo trattata con un approccio molto contemporaneo, con un'ambientazione particolare, ma rispettando totalmente il testo. Le prigioni di Euripide diventano un banchetto di lusso, dove convivono vittime e carnefici, provando a nascondere le verità. C'è chi storcerà il naso, perché purtroppo ci sono i cliché, c'è chi dirà questo non è il mio Euripide, perché dimenticano una cosa fondamentale. Il teatro non è una parte della letteratura, ha le sue leggi, si nutre di ciò che accade dietro le finestre delle case. 
Chi vuole la tragedia originale se la legga».Un accordo triennale, quello tra l'Alexandrinsky e lo Stabile partenopeo, che producono lo spettacolo assieme alla Fondazione Campania dei Festival e al Ntfi, che porterà altri frutti: «È cominciato con Il giardino dei ciliegi fatto a San Pietroburgo, proseguito con il Dostoevskij visto al San Carlo e ora ecco Le Troiane, che a marzo vedremo al Mercadante», commenta il direttore dello Stabile Luca De Fusco. «E non finisce qui aggiunge Fokin -, perché ad aprile De Fusco verrà a San Pietroburgo per cominciare a lavorare sui Sei personaggi in cerca d'autore dell'immenso Pirandello, una delle mie passioni. Questo con lo Stabile è un accordo storico, un caso unico, c'è uno scambio di sensazioni ed esperienze tra attori, autori, delegazioni. Una collaborazione culturale complicata. Perché è facile portare uno spettacolo in un festival e poi tornare a casa. Difficile è imbastire una collaborazione lunga e duratura, fatta di sani compromessi da accettare, di comprensione».
Fokin tiene a chiarire di essere soprattutto il curatore artistico e lo stratega delle Troiane è dunque Nikolay Roshchin. «Sono attratto dalle messe in scena ardite, composite, ma questa è stata una novità anche per me chiarisce Roshchin - noi di base lavoriamo 3-4 mesi su uno spettacolo, qui abbiamo dovuto ridurre a un mese e mezzo di lavoro, di cui una parte si è persa nelle traduzioni, per capirsi. Abbiamo lasciato agli attori le loro identità attoriali, senza trasformarli, non dovevano recitare come personaggi storici, perché lo spettacolo è qui e ora. È un gioco di contrasti forti, è come una grottesca farsa. L'abbiamo costruito in corsa, sperimentando».
Angela Pagano, signora del teatro italiano, è la protagonista, anche se lei si schermisce: «In realtà ci sono tanti protagonisti in scena ed è uno spettacolo soprattutto di donne. Roshchin fa tutto, cura le luci, le scene, cambia le lampadine. Pensavo volesse prendersi anche il ruolo di Ecuba scherza la Pagano - ma a prescindere da tutto è un privilegio recitare in questo contesto straordinario».

Stefano Prestisimone  -  Il Mattino

 
 
 

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