NAPOLI TEATRO FESTIVAL - DANTE: «RACCONTO L'ODIO DI MEDEA, DONNA SOLA E FERITA»
«Un viaggio verso una terra straniera, selvaggia, tragica». «Un viaggio che non si compie, perché è destinato a esplorare un mondo, che è anche una persona». Questo, per Emma Dante, è «Verso Medea», che porta stasera e domani alle 21 al Bellini per il Napoli Teatro Festival Italia con repliche, martedì e mercoledì, alle 21.30, in Villa D'Ayala a Valva (Sa). Prodotto dall'artista palermitana con la sua compagnia Sud Costa Occidentale, lo spettacolo vede in scena Elena Borgogni nel ruolo del titolo, Carine Maringola, Salvatore D'Onofrio, Sandro Maria Compagna, Roberto Galbo e Davide Celona. 
Fondamentale è la presenza dei fratelli Mancuso, che suonano strumenti popolari e antichi come l'harmonium, il liuto e la ghironda a bordone e inducono la stessa autrice-regista a definire «Verso Medea» un «concerto spettacolo».
Come già si intuisce, qui Euripide c'è, ma si vede poco. La tragedia è stata riveduta e corretta, anzi riscritta, dall'anima creatrice di Emma Dante, che ogni testo contamina con la luce della propria invadente personalità d'artista contemporanea. La storia è sempre quella della maga, barbara e sposa tradita, che si vendica del marito Giasone uccidendo i figli avuti da lui e avvelenando la sua promessa sposa Glauce e suo padre, re di Corinto, al cui trono Giasone aspira grazie al matrimonio. L'artista siciliana apporta alla storia alcune significative varianti.
Quali, Emma?
«Innanzitutto, nel mio spettacolo Medea è incinta. Fa nascere il bambino e lo ammazza. Mi è sembrato un gesto più forte e drammatico, contrappunto più violento alla violenza di Giasone che l'ha lasciata preferendole un'altra donna, e per pura convenienza. Inoltre, la condizione di essere ancora incinta fa risaltare la solitudine di questa donna ferita, che non ha nemmeno il conforto del figlio non ancora nato».
A questa variazione sul tema, se ne lega un'altra.
«Sì, immagino Corinto, la città che la accoglie malamente facendola sentire una straniera - dunque una barbara in terra greca - come una città sterile, inadatta a sviluppare il seme della procreazione, popolata soltanto da uomini. Perciò i miei attori vestono pepli femminili. Lei è l'unica donna che può assicurare, con la gravidanza, un futuro alla città. Uccidere il figlio appena avuto amplifica la sua vendetta, che coinvolge così tutta la terra che l'ha rifiutata. Non soltanto Giasone, ma tutti, a Corinto, sono colpevoli, perché tutti determinano il suo dolore. A quel dolore e a chi lo ha provocato, Medea risponde con uno smisurato odio».
L'attualità incombe.
«Penso ai tanti, terribili infanticidi del nostro tempo. Un tema che va, purtroppo, esplorato».
C'è una terza caratteristica in «Verso Medea» che Emma Dante considera la più importante.
«Ed è la presenza in scena dei Fratelli Mancuso, che per l'occasione hanno scritto canti e musiche lungo l'intero arco dello spettacolo. Mi affido a loro perché seguono un percorso artistico affine al mio modo di fare teatro; perché sono capaci di scavare profondamente nella tradizione rinnovandola con una aspirazione costante alla ricerca». 
Alla fine, chi è Medea?
«Una barbara che non riconosce altra autorità se non quella dell'istinto. Spinta da pulsioni primitive, sceglie il proprio destino e, dunque, anche la colpa».
A proposito di destino, al Bellini lei tornerà nella prossima stagione con un'altra sua riscrittura.
«Sì, è Odissea a/r, rappresentata dagli allievi della mia Scuola dei mestieri dello spettacolo al Teatro Biondo di Palermo, che hanno appena avuto uno gran successo al Festival dei due mondi di Spoleto. Lo spettacolo è il secondo atto di un percorso iniziato nel primo anno del biennio di studi. Lo spettacolo si concentra sul viaggio di Telemaco alla ricerca del padre e sul suo ritorno a Itaca. Odissea a/r è la metafora del viaggio che ciascuno di noi compie nella vita cercando, come Telemaco, attraverso gli incontri con creature umane e sovrumane, ninfe e mostri, la propria origine».
 
Luciano Giannini  -  Il Mattino.

 
 
 

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