NAPOLI TEATRO FESTIVAL - DA COCTEAU A LORCA LA SCENA È D'AUTORE
Una frase di Garcia Lorca accomuna gli spettacoli che debuttano oggi al Napoli Teatro Festival: «Per salvare il teatro, la prima cosa è darlo al suo pubblico. 
Questo pubblico esiste già: è il popolo». In questo solco si pongono «Mar», diretto dall'argentino Aristides Vargas (nella foto), oggi e domani al Nuovo, proposto dal Teatro de Los Andes, che poi andrà a Santa Croce del Sannio per uno spettacolo da costruire assieme ai suoi abitanti; «Il vecchio fango», del Teatro dei Sensi Rosa Pristina, nato per gli spazi del Museo Diocesano di Donnaregina vecchia, da oggi al 14 luglio; e «La casa di Bernarda Alba», di Lorca, del gruppo F.Pl (Femminile plurale), oggi e domani a Sant'Angelo dei Lombardi (Av), realizzato anche con una quindicina di uomini e donne del paese irpino, epicentro del terremoto del 1980.Drammaturgia civile, politica, di ricerca, spesso di creazione collettiva. 
È il caso dei boliviani di Teatro de Los Andes, nato 20 anni fa anche grazie a un italiano, il padovano Giampaolo Nalli. Il mare, per la Bolivia, è un bene perduto: reale, economico, ma anche culturale e spirituale. Glielo tolse la Guerra del Pacifico, combattuta a fine Ottocento contro il Cile spalleggiato dagli Inglesi. 
«In Mar - dice Nalli - tre fratelli si mettono in viaggio per esaudire l'ultimo desiderio della madre moribonda: mostrarle com'è fatto quel mare, perché lei non lo ha mai visto. Dietro la metafora, la madre è la patria, lo Stato; i fratelli sono le classi della società, i campesinos, gli indigeni e i meticci, la borghesia di razza bianca».
La madre è idealmente appoggiata su una porta-lettiga e il viaggio comincia. «Ma quella porta si apre, facendo apparire personaggi diversi e altrettanto metaforici», insiste Nalli. «Il mare, insomma, è l'identità perduta di un popolo». 
A Santa Croce del Sannio, invece, Teatro de Los Andes andrà ai primi di luglio per costruire «Dalle Ande agli Appennini, la pace ieri, oggi e sempre». Nalli: «Faremo un laboratorio con la gente del posto unendo la nostra cultura con quella locale, prendendo spunto da una loro festa, che rievoca la storia di un saraceno che deve sposare una ragazza del luogo. Un modo per parlare delle nuove migrazioni».
Chi sa se Teatro del Los Andes troverà le difficoltà incontrate a Sant'Angelo dei Lombardi da F.Pl, gruppo napoletano di teatro sociale, che lavora spesso con le donne di Forcella. Alessandra Asuni, artista sarda e animatrice del gruppo con Marina Rippa: «Il terremoto ha creato una frattura con il passato. A tramandare le tradizioni sono rimasti in pochi». 
Una quindicina di abitanti sono stati coinvolti nella «Casa di Bernarda Alba», in cui Lorca fa luce sull'ottuso microcosmo di una paesino iberico dove Bernarda costringe le figlie e sua madre a un lutto strettissimo dopo la morte del marito. 
Alessandra: «Quando abbiamo chiesto di partecipare, molte donne ci hanno risposto: Domandate agli uomini». Ma, alla fine, un po' di tradizione è filtrata: l'arte di cucire un corredo; un po' di paesani al funerale del marito di Bernarda; un certo modo originale di bere. «E, poi, la scena si apre tra le case, la gente si affaccia e partecipa». 
Per il pubblico una navetta partirà oggi e domani alle 17.30 dal Museo archeologico. 
E teatro dato al suo pubblico, come voleva Lorca, è «Il vecchio fango», titolo che il Teatro dei Sensi Rosa Pristina ha tratto dalle «Ceneri di Gramsci» di Pasolini. La direttrice, Susanna Poole, allieva di Enrique Vargas, fondatore del Teatro del Los Sentidos: «Il nostro nuovo labirinto sensoriale si snoda in un immaginario paesino campano. Gli spettatori, uno per uno, a distanza di quattro minuti, bendati, vi entrano e cominciano un viaggio fatto come sempre nel nostro teatro, di sensazioni, umori, stati d'animo, emozioni. In dieci tappe altrettanti attori incarnano i paesani: il medico, il pazzo, la Bocca di Rosa locale... Gli spettatori-viaggiatori entrano nel paese, ma attraverso percorsi olfattivi, sensoriali e sonori penetrano dentro se stessi». 
Con una particolarità in più rispetto ai precedenti spettacoli del gruppo. Susanna: «In un paese si incontrano anche anime a volte inquietanti, sgradevoli, il fango del titolo». Stavolta, insomma, il Teatro dei Sensi si spinge più in là, «toccando qualche corda più nascosta. Come l'erotismo. Ma la grazia e la delicatezza del nostro teatro è fuori discussione». 
Ma l'evento di giornata rimane la prima, alle 21 al Politeama, di Robert Lepage che rivista «Les Aiguilles et l'opium» di Jean Cocteau a vent'anni dal suo storico debutto. Da Lorca a Coctau, per il teatro e il suo popolo.

Luciano Giannini  -  Il Mattino

 
 
 

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