I DEBUTTI: SE IL CIRCO È HORROR E SEXY IL TEATRO È UNA CASA CHIUSA. DA «CABARET MALEDETTO» A «DIGNITÀ AUTONOME DI PROSTITUZIONE»
Il Natale a teatro quest'anno va a braccetto con la trasgressione. Da stasera sono in scena a Napoli due spettacoli che hanno a che fare con il sesso e il proibito pur se molto diversi tra loro. Per entrambi si tratta di ritorni acclamati, quasi a furor di popolo visto il successo riscosso. E in ambedue i casi si parla di spettacoli interattivi, che coinvolgono il pubblico in sala, parte integrante dello show. 
Direttamente dagli inferi arriva al Palapartenope per soli 4 giorni (già quasi sold out) «Cabaret maledetto», spettacolo tra sesso e horror, nani e trans, circo, canzoni e danza, uno show definito «piacevolmente spaventoso» e vietato ai minori di 18 anni, sia per gli argomenti trattati che per il nude look di alcune protagoniste che si aggireranno tra il pubblico vestite da diavolesse a seno scoperto. 
È il nuovo capitolo del Circo de Los Horrores, mega produzione spagnola che dopo il successo napoletano della scorsa stagione (60.000 spettatori in due mesi di tenitura), cambia scenario passando dal tendone nella Mostra d’Oltremare al palco del Palapartenope. 
Il «Cabaret maledetto» è il terzo episodio di una triade orrorifica di cui manca solo il secondo capitolo, «Manicomio», che arriverà a Napoli probabilmente nella stagione invernale 2016/2017. 
«Faremo sette repliche in questi quattro giorni», spiega il produttore Rafael Gonzales - bissando domani, sabato e domenica, con doppio spettacolo, pomeridiano e serale. E puntiamo a 20 mila spettatori». 
Il regista e protagonista Suso Silva (è lui il diavolo della massiccia campagna pubblicitaria) ha ambientato questo nuovo spettacolo in una vecchia e decrepita cattedrale gotica trasformata in cabaret, la dimora del terribile Lucifero.
«È un luogo senza regole, senza divieti, né tabù, nel quale tutti i protagonisti hanno venduto l'anima al diavolo e dove trovano sfogo gli istinti più beceri dell’essere umano. È il cabaret dei sensi», commenta Silva. 
Ci sono pagliacci travestiti, nani viziosi, depravate madame senza veli. 
«Grotteschi personaggi che interagiranno con il pubblico», conclude Silva, «perché non perdiamo certo la nostra caratteristica principale di entrare in contatto con la gente». 
E il contatto con gli spettatori è al centro anche di «Dignità autonome di prostituzione», spettacolo del Bellini giunto alla settima edizione di repliche che ha decisamente scardinato le convenzioni classiche del teatro e il cui slogan è «Mi paghi prima, e anche dopo se ti è piaciuto». 
Non solo la sala ma l'intera struttura di via Conte di Ruvo viene trasformata in una sorta di «bordello dell'arte», una vera e propria casa chiusa del teatro completamente avvolta da una luce rossa e soffusa. 
E con questa «Christmas edition» stavolta si azzarda arrivando anche alla replica nella notte di Capodanno con lo show che rispetto alle normali 4 ore di durata, arriverà alle 6 ore, con inizio alle 23 e finale all'alba, anche se inframezzato da brindisi e festeggiamenti. 
Rigorosamente in vestaglia o giacca da camera, i 40 attori, come delle prostitute, adescano e si lasciano abbordare dagli spettatori, i «clienti», muniti di «dollarini», (moneta coniata per l’occasione e distribuita al pubblico), che contrattano il prezzo delle singole prestazioni, le cosiddette «pillole di piacere», ovvero monologhi classici e contemporanei per 4-5 spettatori al massimo. 
Niente sesso, per carità, ma solo un teatro intimo che ha stregato il pubblico partenopeo. 
«Uno spettacolo inusuale che vuole far riflettere divertendo», dice l'ideatore e regista Luciano Melchionna, «uno show che aspira a generare uno stupore nuovamente sollecitato, tramite un teatro che non sia autocelebrativo, ermetico o fine a se stesso, ma prima di tutto magia e sogno. Un sogno che prende vita negli spazi più imprevedibili del teatro». 
Le performance teatrali quasi ad personam avvengono oltre che nella platea privata dalle poltrone, nei palchi, negli uffici, nei bagni e perfino in strada, in un furgone parcheggiato all'esterno del Bellini. 

Stefano Prestisimone  -  Il Mattino

                                                                                                                                                                                                  

 
 
 

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