AL TROISI CON OTTAIANO LA SCENEGGIATA «È QUESTIONE DI FAMIGLIA»

Da quindici anni Antonio Ottaiano si è dedicato alla sceneggiata, seguendo le orme di Mario Merola, al fianco del quale aveva debuttato in palcoscenico. Così da «Guapparia» ora passa a «’E figlie so’ piezze‘e core», che sarà in scena da domani a lunedì al teatro Troisi.

«È uno spettacolo di sentimenti», spiega la regista Velia Magno: «Tanti anni dopo aver portato Mario Merola alla Rai, torno a questo genere popolare che amo, che affonda le radici nella tragedia greca, che parla di famiglia, di pentimento, di mamme e di figli».

Tre atti e tre quadri di Enzo Vitale, ispirati alla lirica del 1930 scritta da Bovio e Albano, prodotti da Anfhoras. Ma nell’attuale messinscena ci sono parecchie novità: un nuovo personaggio, il narratore, l’attualizzazione del linguaggio «perché sia comprensibile ai giovani», l’ambientazione negli anni Sessanta e Settanta, lo spessore dei personaggi, il finale a sorpresa, che sovverte i canoni classici e il bene vince sul male.

«Ho approfondito la psicologia dei protagonisti», spiega la Magno, che ha collaborato al testo, «con lo scopo di tramandare alcuni valori oggi quasi oltraggiati».

Sulla scena due generazioni d’interpreti, accompagnati da sei musicisti diretti dal maestro Fiscale. Accanto a Ottaiano c’è Maria Del Monte, storica interprete della tradizione, Mario Aterrano, anch’egli non nuovo al genere e attore vivianeo, Antonio Buonomo, interprete di tanti ruoli di cattivo e non solo. Con loro, Ernesto Martucci, Patrizia Masiello, Massimo Salvetti, i più giovani Thalia Orefice, Ciro Meglio, Luigi Orefice (il bambino), Gianni Martino, Ornella Varchetta e Jack Otto, nella vita Gioacchino Ottaiano, figlio sulla scena e nella vita del protagonista.

Artista d’altro tipo (vive a Londra dove studia musica e canta), Jack si è lasciato affascinare dalla proposta ed ora entusiasticamente invita i giovani ad andare a teatro a vedere lo spettacolo, «tutt’altro che antico», dice: «È molto attuale, parla della vita. Mi sento a mio agio nel personaggio del narratore e sono orgoglioso di essere napoletano». Un genere popolare, la sceneggiata, spesso considerato di serie B: «È vita vissuta che portiamo sulle tavole del palcoscenico», spiega Antonio Ottaiano, «una forma di spettacolo che parla alla gente. Ci hanno copiato nel mondo, con i musical, con i film. I talk-show portano alla ribalta sentimenti e la crime. Mi diverto a scovare tra il pubblico quelli che la disprezzano, e poi si divertono».

Angela Matassa  -  Il Mattino


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