AL TEATRO NUOVO – PAJATO: "IO ANZIANA NEL BALLETTO DELLA VITA"
Maria Paiato e Arianna Scommegna, dirette da Veronica Cruciani sono «Due donne che ballano» di Josep Maria Benet i Jornet, in scena al Nuovo Teatro Nuovo da stasera. 
Generazioni a confronto? «È anche questo, ma non solo. – chiarisce la Paiato, che interpreta una settantenne, affidata alle cure di una badante molto più giovane – Questo si evince dai loro discorsi, hanno gusti diversi, l'una non conosce il mondo dell'altra, ma sono solo due esseri umani oppressi da una solitudine nella quale sono costrette a vivere, perché indotta dalle tragedie personali. 
Si sentono in credito con la vita, che non le ha favorite né aiutate». 
Un rapporto conflittuale caratterizza le loro giornate, tra alti e bassi. 
«L'inizio dello spettacolo mostra subito due universi che collidono, con una litigata furiosa, in un clima di sospetto, ma anche con la voglia di conoscersi. Espresso in modalità rabbiosa, l'unica che riescano ad usare, che poi si stempera fino a diventare quasi un rapporto di amicizia, anzi di madre e figlia. E il finale è affidato a un atto irreversibile». 
Ballano davvero sulla scena? 
«Sì, alla fine, sulle note di una canzone di Frank Sinatra, muovono dei passi spontaneamente. Ma in realtà il loro è il balletto della vita, è piuttosto il ritmo dell’alternarsi di litigi e tenerezze, sostenuto a momenti dalle musiche di Paolo Coletta, che crea una intima atmosfera». 
Come si è calata nei panni di un'anziana signora? 
«Il lavoro con Veronica Cruciani è stato molto intenso. Ma in realtà ciò che interessa non è strettamente l’età della donna quanto l'incontro di persone così diverse, la relazione tra figure antitetiche. Anche se, ammetto, che quella della maturità è una corda presente in me, quindi ho badato più a non esagerare, accenno alle difficoltà fisiche solo in qualche movimento. Il teatro ha questa magia: se si è davvero dentro al personaggio per il pubblico si può essere credibili pur in una parte molto diversa da quel che si è».
Che cosa accomuna i ruoli che ha interpretato?
«Per la verità, non lo saprei dire, però certamente mi piacciono quelli tormentati, complessi, che sono sul filo della tragedia, più che della commedia. E poi, mi rendo conto che dipende anche da quel che si è in un dato momento della vita. Forse adesso avrei voglia di un momento di leggerezza». 
Le protagoniste sono due donne scomode, emarginate, che vivono in condizione di dolore. 
«È proprio la storia a creare una situazione scomoda. Diamo allo spettatore materia su cui riflettere: la solitudine, la vecchiaia, l'egoismo dei figli sono una realtà oggi, nel contesto difficile nel quale viviamo. Lo confermano gli spettatori che spesso vi si ritrovano». 
Un testo profondo, una bella compagnia.
«Sì, sono felice di lavorare con Veronica e con Arianna, è stato un incontro che spero si possa rinnovare. Nello spazio intimo, come quello del teatro, è importante sentirsi affiatate e vicine»

Angela Matassa -  Il Mattino

 
 
 

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