AL PICCOLO BELLINI IN SCENA DAL 22 AL 27 NOVEMBRE LO SPETTACOLO "#LAVOROVER40" CON BRUNO TRAMICE, ANCHE REGISTA, ETTORE NIGRO, LORENA LEONE E CLARA BOCCHINO.
Dal 22 al 27 novembre 2016, , Le Pecore Nere Srl presenta lo spettacolo "#Lavorover40", da "La domanda d’impiego" di Michel Vinaver, con Bruno Tramice, anche regista, Ettore Nigro, Lorena Leone e Clara Bocchino (nella foto).
L'Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro, da qui l'urgenza di trarre buone ispirazioni dal testo di Michel Vinaver "La domanda d’impiego" per tracciare una linea, tra le più problematiche, legata al lavoro.
Un peso su cui occorre dibattere e confrontarsi, oggi più che mai.
La disoccupazione, i contratti a progetto, i licenziamenti, le dimissioni forzate, oggi non sono un timore, ma una realtà quotidiana tangibile, che investe non solo l'Italia, ma il mondo intero da un cinquantennio e più.
#Lavorover40 vuole raccontare, attraverso la storia del protagonista Fage, un dirigente d’azienda di 43 anni costretto a dimettersi, le possibili ripercussioni che la perdita del lavoro possono avere sulla dignità umana e sulla vita affettiva familiare, minandone i rapporti e la solidità stessa.
Fage dopo anni dedicati con fede e lealtà alla sua azienda, in nome di un progetto comune, di un ideale e di una visione del mondo condivisi, viene "rottamato" senza la possibilità di riciclarsi, perché a 43 anni, per le logiche aziendali, si è già vecchi, fuori mercato, purtroppo!
È il tempo dei rimpianti, dei dubbi, delle promesse non mantenute, del se avessi detto o fatto così, degli esami di coscienza che attraverso un gioco crudele vengono scandagliati da cinici e surreali selezionatori del personale durante i colloqui attitudinali.
Ne viene fuori un quadro di una disperata umanità in cui Louise, la moglie, tenta di arginare la sua solitudine prima che lo porti alla deriva.
Fage rivolgendosi, non a caso, alla figlia sedicenne, sottolineerà: "Dimmi Nathalie, perché lavoriamo? Per guadagnarci la vita? Ma quale vita? Lo so che bisogna dedicarsi a un lavoro, e io sto per dedicarmi a questo niente. Perché una generazione senza lavoro, oggi, è una vita senza futuro."
Inclinarsi verso l'obbligatorio significa incidere negativamente sulla vita.
L'intoppo c'è e ci sarà sempre, ma oggi sembra non esserci possibilità di recupero.
Il sistema si alimenta quando tutte le prerogative funzionano, ma diventa fallace, veramente fallace, quando alcuni meccanismi subiscono un'incrinatura o si piegano alle avversità.
Il mondo dovrebbe girare di meno, bisognerebbe avere più tempo per la propria sanità mentale e fisica.
Che senso ha correre sempre e non fermarsi mai?
Veramente, che senso ha?
Anche la contemplazione, la pausa, il riposo sono momenti in cui scorrono pensieri che possono incontrare l'idea, il nuovo, il futuro.
La propria identità da preservare è necessità umana, perché fagocitare la propria vita col suicidio?
Se questa realtà odierna non gestibile può proiettare all'atto negativo bisogna comprendere un altro compendio di vita, un'altra dimensione, un livello di sana diversità.
Conviene la serenità contro lo stress, una calma olimpica.
Da vedere.

Maurizio Vitiello -  Positano News
 
 
 

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