AL NUOVO SAPONARO: «CON PASOLINI NELLA SPAGNA FRANCHISTA»
Usa la parola, la danza, la musica, il film Francesco Saponaro per mettere in scena «Calderòn» di Pier Paolo Pasolini, che debutta stasera al Nuovo.
Sulla scena Andrea Renzi, Maria Laila Fernandez, Clio Cipolletta, Francesco Maria Cordella, Luigi Bignone e Anna Bonaiuto (che interagisce in video) per interpretare i numerosi personaggi dellavicenda. Ambientato nella Spagna franchista, lo spettacolo unisce il castigliano e il napoletano. «Ma solo nella parte centrale», spiega il regista del pluripremiato «Chiòve», «che si svolge in una baraccopoli dove Rosaura diventata, ormai prostituta, parla con la sorella Carmen. Ho voluto, così, rendere concreta la situazione e avvicinare il testo a una dimensione reale». La scenografia parte dal celebre quadro di Velasquez «Las meninas» che lo stesso autore indica, «ma con Lino Fiorito abbiamo creato una scena che rimanda soltanto al dipinto. In effetti sono pezzi che gli attori stessi rompono e ricompongono, che diventano lo spazio dei sogni e dei risvegli di Rosaura». Amore, incesto, follia e rivoluzione, i temi narrati attraverso le vicende di Rosaura, che in una sorta di «viaggio persecutorio», si risveglia, in differenti condizioni sociali, da cui ,inesorabilmente, è impossibile evadere. È prima una giovane aristocratica, poi una prostituta, infine una moglie borghese. «Pasolini ci ricorda che siamo tutti all’interno di un sistema organizzato da qualcun altro. Ci dice di fare attenzione, perché noi occidentali siamo il risultato di una schiavitù che non ci permette di pensare, di vivere, di lavorare liberamente. In fondo, Rosaura è tutti noi». 
Nel testo c’è una costante alternanza fra realtà e allucinazione, così anche nella messinscena? 
«Ho cercato di restituire il dramma pervaso dal rapporto feroce tra individuo e potere, dal dubbio e dallo smarrimento in maniera anche visionaria». 
In che modo Anna Bonaiuto, che appare in video, prende parte alla messinscena? 
«Gli attori sono bravissimi, e tengo a sottolineare la loro forza interpretativa, quindi lo scambio di battute e l’interazione tra la madre che si vede nel film e gli interpreti sul palcoscenico è perfetto». 
Ha usato una trasversalità di linguaggi, quale musica ha scelto? 
«Paco De Lucia, e Camaròn de la Isla, il più grande cantante di flamenco. Ho anzi inserito una scena recitata e agita dalle due protagoniste, seguendo questo ritmo». 
Ma lei condivide la profezia catastrofica di Pasolini? 
«Vedo il suo pessimismo più come spinta ad avere il coraggio di guardarci veramente dentro, di vedere il degrado morale e civile al quale siamo ridotti, per poterci riscattare». 

Angela Matassa  -  Il Mattino

 
 
 

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