AL NUOVO NAPUCALISSE PER BORRELLI CHE DIVENTA VESUVIO
Mimmo Borrelli si moltiplica: diventa il Vesuvio, Pulcinella, un camorrista, e un coro di bambini. «Insomma-dice – divento Napoli, che è bene e male, distruzione, speranza, creatività, innocenza». E una riflessione sulla città è il suo «Napucalisse», che debuttò al San Carlo nel 2012 come oratorio in lettura con la musica di Giorgio Battistelli, per arrivare, in forma teatrale, a giugno scorso al Teatro Festival e stasera, in apertura di stagione, al Nuovo. 
In scena, al fianco dell’autore-attore, è il polistrumentista Antonio Della Ragione. «Io sono il Vesuvio, lui il suo magma». «Napucalisse» - continua Borrelli - «evoca una città sul punto di esplodere e implodere allo stesso tempo ed è, soprattutto, una riflessione sul suo vulcano, legata a una leggenda, comune anche all’Etna. Il Vesuvio sarebbe la terrificazione di Lucifero, l’angelo prediletto dal Signore, che ha osato guardarlo negli occhi e, colpevole di superbia, è stato scaraventato giù sulla terra. La sua coda, intersecandosi nel suo humus, ha dato vita alla montagna di fuoco». Lucifero – insiste Borrelli-è, però, un male necessario, voluto da Dio per portare a termine il disegno di creare l’opposto del bene e farlo, alla fine, trionfare. È perfino una forza creatrice, attraverso il ciclo dell’acqua descritto dagli scienziati. Insomma, il vulcano assomiglia al popolo napoletano che distrugge, si distrugge, ma crea, vitale e generoso». Da questa contraddizione il commediografo ha creato la drammaturgia, in lingua napoletana e dialetto flegreo: la storia di un anziano, stanco, amaro Pulcinella che canta al Vesuvio risvegliandolo. Il vulcano gli racconta la sua storia di angelo decaduto, condannato alla Napucalisse per purgare e rigenerare ogni tanto il popolo. «E starebbe per esplodere se, sentimentale com’è, non notasse un gruppo di bambini salire sulle sue pendici», racconta Borrelli. Compare anche un camorrista, che lo spinge a eruttare. E lui, finalmente esplode, diventa lava e penetra nelle strade della città raccontando la sua bellezza, la sua bruttezza. «Ma non distrugge tutto; – conclude l’autore – per esempio, salva i bambini, l’innocenza». Tra i personaggi della fabula, in quale Borrelli si identifica? «Non nel ca morrista, perché io vengo dalla strada, ma ce l’ho fatta. Ecco, nel vulcano, che salva la bellezza, distrugge il marcio». Il 5 aprile al Piccolo di Milano, che lo produce, il commediografo debutterà assieme a Saviano in «Sang’’e Napule»: «Roberto - conclude Borrelli - affabulerà su vita e morte del santo e io...coagulerò nella mia carne altri martiri della storia napoletana, storia di eroi. E di sangue».

l.g.  -  Il Mattino

 
 
 

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