AL DIANA QUELL'INEDITO BOCCACCIO IN UN CAMPER CARRO DI TESPI
D'accordo, la peste oggi non c'è. Ma la situazione non pare molto meglio di quella che, corrente il 1348, Boccaccio descrisse all'inizio del suo capolavoro. 
Perché, se non abbiamo contezza di veruna epidemia «da giusta ira di Dio (...) a nostra correzione mandata sopra i mortali», comunque dilagano i morbi, morali e culturali, che insistono a scatenare «ogni più crudel sentimento» e, di conseguenza, a distruggere gli equilibri e le relazioni sociali. 
Così, nel 2008, riassunsi il discorso di Daniele Luttazzi, venuto al Diana con la versione teatrale del suo famoso programma televisivo, «Decameron», interrotto d'autorità dopo cinque puntate. 
E lo stesso discorso, parola più parola meno, fanno adesso Stefano Accorsi e Marco Baliani, rispettivamente protagonista e regista dello spettacolo, «Decamerone. Vizi, virtù, passioni», che sempre al Diana propone il Nuovo Teatro diretto da Marco Balsamo. 
Però, mi sembra un po' troppo pretendere di trasformare Boccaccio in una sorta di Cassandra; e pretendere, per di più, di trasferire sul palcoscenico un testo quant'altri mai carico d'incandescente letterarietà. 
Cito, al riguardo, due pareri sufficientemente autorevoli. Scrisse Foscolo, a proposito di Boccaccio: «Diresti ch'ei vedesse in ogni parola una vita che le fosse propria, né bisognosa altrimenti d'essere animata dall'intelletto». 
E aggiunse De Sanctis: «Ciò che muove il mondo del "Decamerone" non è Dio né la scienza, ma è l'istinto e l'inclinazione naturale, vera e violenta reazione contro il misticismo». 
Infatti, per mettere in campo la presunta identità fra l’epoca del Boccaccio e la nostra, si ha bisogno (la drammaturgia è di Maria Maglietta) d'inventare un testo parallelo che in un italiano di stampo antico funge da commento alle sette novelle sceneggiate nella circostanza. E meno male che ci si affida a una compagnia di tutto rispetto: sicché, ad onta dei facili proclami ideologici (che a teatro, dovremmo saperlo, non possono mai reggere), lo spettacolo risulta assai godibile. Sviluppato intorno e dentro un camper a metà fra il Carro di Tespi e il palchetto della Commedia dell’Arte, mescola truffatori travestiti da frati, mariti e fratelli gelosi, ortolani che si fingono muti, monache ninfomani, amori tragici, creduloni e avari beffati. 
E molto bravi, ciascuno calato in più personaggi, sono - insieme con Accorsi, il presentatore-narratore - i vari Silvia Ajelli, Salvatore Arena, Silvia Briozzo, Fonte Fantasia e Mariano Nieddu. Insomma, un intrattenimento improntato al gusto e all'eleganza. 
Perché volerlo spacciare per altro?

Enrico Fiore  -  Il Mattino

 
 
 

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