AL DELLE PALME CANTANAPOLI UN VIAGGIO TRA LE MELODIE PIÙ VERACI
Un viaggio nella tradizione, un tuffo tra grandi melodie della canzone napoletana. Leonardo Ippolito, a circa 60 anni dal suo debutto come promoter, continua nell'opera di  diffusione e valorizzazione della Napoli canora. 
Stavolta il palcoscenico per lo spettacolo da lui firmato è quello del Delle  Palme, dove da oggi (il via con una pomeridiana) a domenica va in scena «'A cartulina e Napule», con Ciro Capano, Lalla Esposito (nella foto) e una band di sei elementi (Antonello Guerra, Gianni Dell' Aversana, Agostino Oliviero, Gennaro Cerbone, Antonio Ottaviano, Gaetano Raffio), diretti da Tony Iglio.  
In scaletta brani composti tra il 1885 e 1949, tra cui «'A canzone 'e Napule», «Chella d'e' rose», «Surdato», «Canzone appassionata», dunque non solo standard immortali. «Vogliamo riproporre questi brani, alcuni a torto dimenticati, nella loro veste originale con un' orchestra tipica napoletana e due belle voci, che sono anche attori e dunque potranno interpretare con efficacia alcune poesie. Non si può e non si deve proporre solo la canzone più antica», spiega Ippolito, «c'è una produzione del dopoguerra straordinaria, fatta di canzoni come "Scalinatella", "Luna rossa", “Dove sta Zazà”, "Guaglione", solo per citarne alcune. E c’è anche una eccellente canzone napoletana più recente, da Murolo a Carosone, fino a Di Capri. Discorso a parte per Pino Daniele. Alcuni suoi brani per me sono classici alla pari di quelli di Bovio o Di Giacomo. E non va dimenticato neppure chi ha fatto operazioni di recupero, ovvero chi ha rimodernato a suo modo la canzone napoletana classica, come Renzo Arbore». 
La canzone napoletana come evergreen, insomma, spiega Ippolito: «È conosciuta e amata in tutto il mondo, grandi poeti hanno scritto testi indimenticabili. Molte canzoni classiche sono veri tesori e grandi tenori conosciuti nel mondo inseriscono sempre nelle scalette dei loro concerti alcuni brani classici napoletani. Per me deve diventare patrimonio mondiale dell'umanità». Il problema, forse, sono le nuove voci capaci di rileggere la tradizione con rispetto, ma anche con originalità: «È vero, ma c'è un giovane interessante, Andrea Sannino, che ha lavorato con Sal Da Vinci in "Stelle a metà", e precedentemente in "C'era una volta... scugnizzi"», conclude Ippolito, «e con lui ci sono sicuramente altre ugole interessanti. Il problema è che per le nuove leve ci sono poche opportunità di mettersi in luce e farsi conoscere. Bisognerebbe obbligare i teatri che vogliono ricevere le sovvenzioni dallo Stato ad inserire nei loro cartelloni almeno due spettacoli di giovani compagnie. Altrimenti andremo avanti solo nel tentativo di rinverdire il passato».

Stefano Prestisimone  -  Il Mattino
 
 
 

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