AL BELLINI: «IN SCENA CON UNA FAMIGLIA IN CRISI LASCIO IL NAPOLI AL TIFO DI VOIELLO» ORLANDO TRA «LACCI» E CHAMPIONS: «IL MIO CARDINALE AVREBBE SCELTO LA PARTITA»

In attesa di rivederlo nei panni dell'ormai popolarissimo cardinale Voiello, nella seconda stagione della serie-fenomeno di Paolo Sorrentino «The Young Pope», Silvio Orlando è protagonista, da stasera a domenica al teatro Bellini, dello spettacolo «Lacci», con regia di  Armando Pugliese.

Tratto dal romanzo omonimo di Domenico Starnone edito da Einaudi nel 2014, «Lacci» è prodotto dall’attore napoletano con la sua società Cardellino srl. e, adattato per il teatro proprio da Starnone, propone uno sguardo dolente e crudele sulla dissoluzione di una famiglia. Con Orlando, in scena ci sono anche Vanessa Scalera (nel ruolo della moglie), Maria Laura Rondanini e Sergio Romano (i figli), Roberto Nobile (un vicino di casa), Giacomo de Cataldo (un giovane).

Orlando, «Lacci» è una storia di abbandoni e ripensamenti, ma anche di fallimenti generazionali. Come ha costruito lo spettacolo assieme a Starnone e Pugliese?

«Dopo il lavoro insieme per "La scuola", prima al cinema e poi in teatro, con Domenico ci siamo ritrovati per un progetto molto diverso, più tragico e disperato, come il romanzo di riferimento. "Lacci" ha un'anima politica, perché racconta un paio di epoche diverse, attraverso la coppia protagonista appartenente alla generazione che, nel Sessantotto, provò a mostrare le crepe e le ipocrisie della società, tentò d'inventarsi qualcosa ma fallì e, alla fine, creò vuoto e caos. All'interno del contesto storico, però, la nostra attenzione si focalizza sulle vicende private della famiglia protagonista, con i suoi limiti, le sue meschinità, vigliaccherie e crudeltà».

Che personaggio è quello che lei interpreta?

«Il tipico uomo meridionale, che preferisce far andare le cose a posto da sole ed è incapace d’affrontare conflitti e dolore, rintanandosi in una bolla un po'autistica per soffrire il meno possibile. La sua vita familiare va in pezzi a causa dell’ebbrezza di un nuovo amore, non portato fino in fondo e rimpianto. A far tornare il  protagonista sui suoi passi è il laccio più forte e stretto che esista: l’amore per i figli e la colpa verso di loro. Purtroppo, però, rientrato a casa si consegna al sadismo di una moglie arrabbiata e incapace di dimenticare, col veleno quotidiano che diventa devastante proprio per i figli».

«Lacci» propone al pubblico la via coraggiosa del teatro di parola. Che risposta s'aspetta?

«Spero che gli spettatori si facciano catturare nella ragnatela di parole che abbiamo imbastito, in modo da restarne magari ipnotizzati. Anche perché, ben presto, si renderanno conto che quanto narriamo riguarda ciascuno di noi. Alla fine, comunque, il teatro è una scatola piena di parole, con due elementi-chiave: un testo e bravi attori che lo recitano. Dunque, abbiamo fatto questa scelta senza farci prendere dal panico ma, anzi, con una fiducia completa nella forza della parola. E nonostante la concomitanza con la partita decisiva di stasera del Napoli in Champions League».  

Chissà come si sarebbe comportato un super-tifoso come il cardinal Voiello.

«Avrebbe scelto la partita. Ma, in realtà, per stasera non abbiamo avuto disdette. Il problema, dunque, sarà più mio, in quanto tifoso, che del pubblico. In ogni caso, l’alt oprelato che interpreto nella serie di Sorrentino è diventato un idolo dei tifosi azzurri, che gli hanno anche dedicato uno striscione allo stadio la settimana scorsa. E venerdì sarò all’allenamento del Napoli a Castelvolturno per incontrare i giocatori». 

Voiello è ormai un personaggio iconico, tra i più amati della serie di Sky. Mentre girava con Diane Keaton e Jude Law lo avrebbe mai immaginato?

«In realtà, noi attori dipendiamo dalle visioni dei registi e dai gusti del pubblico. Ma quell’esperienza è stata fantastica, soprattutto per la notevole qualità dell’intero progetto. Sul set, poi, un mito come Diane Keaton era più in difficoltà dime, perché venendo da anni di commedie non sapeva bene come approcciare il personaggio. Così, la chimica che s’è creata nelle nostre scene assieme è uno di quei miracoli che possono accadere soltanto sullo schermo».

Sorrentino sta scrivendo l'attesissima seconda stagione. Le riprese sono in programma nei prossimi mesi? 

«Nella prima parte del nuovo anno, mi dedicherò a tempo pieno al teatro con la tourné  e di "Lacci". Poi, con l’arrivo del caldo, inizieremo a girare la seconda stagione di "The Young Pope" e ne avremo per diversi mesi. Stavolta, però, non so se Paolo dirigerà l'intera serie. Probabilmente, farà da supervisore artistico del progetto, riservandosi la regia soltanto di alcuni episodi».

Diego Del Pozzo  -  Il Mattino

 
 
 

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