AL BELLINI "BIRRE E RIVELAZIONI" SCRITTO E DIRETTO DA TONY LAUDADIO CHE NE È ANCHE INTERPRETE CON ANDREA RENZI.

Ritorna a  Napoli, da venerdì 27 gennaio a domenica 5 febbraio al Teatro Bellini,  dopo il recente successo al Piccolo Teatro Studio Melato di Milano,  Birre e rivelazioni  un  "atto unico in otto birre" scritto e diretto da Tony Laudadio  che ne è anche interprete con Andrea Renzi.  Uno spettacolo di Teatri Uniti, con la direzione tecnica Lello Becchimanzi, il suono di Daghi Rondanini, le scene ed i costumi di Barbara Bessi.

La scena si apre con l'incontro (casuale solo in apparenza) in una birreria, tra Sergio (Andrea Renzi), il proprietario del locale e Marco (Tony Laudadio), un professore di letteratura italiana, uno degli insegnanti del figlio Francesco. 

Un "atto unico in otto birre" tante quante ne servono per scandire i delicati passaggi di una vicenda che affronta il complesso tema dei rapporti, tra uomini, tra padre e figlio, sostanza ed immagine, moralità e pregiudizio, amore e sessualità, violenza e prevaricazione. 

"Nell'arco di otto birre – così Tony Laudadio in una nota - si scoprirà che ciò che si crede di conoscere degli altri, di chiunque ma persino del proprio stesso figlio, è il vero mistero, e quando si tratta dei nostri cari è un mistero doppio perché ci toglie lucidità". 

Due personaggi in scena e uno continuamente evocato, il ragazzo: sebbene non compaia mai, è il vero protagonista. "La sua assenza – sottolinea Tony Laudadio - illumina tutto il testo: il figlio, il giovane, la nuova generazione, con i suoi problemi, i suoi turbamenti, le scelte da compiere e con tutto ciò che a questo consegue nelle reazioni dei padri e, in genere, degli adulti". 

Conoscenza, scelte, decisioni, ricatti, sottomissioni, tutto viene coerentemente rivelato al pubblico attraverso sequenze e dialoghi border line, costantemente giocati sul sottile confine tra riflessione seria e ironico delirio etilico. In nome dell’amore per il figlio, il professore scompagina la vita del birraio abbattendo sistematicamente le sue certezze, in un gioco delle parti che, nel sovvertire il significato di normalità, attesterà su posizioni nuove e scomode l'esistenza dell’uomo, portandolo ad accettare prospettive e condizioni impensabili all’inizio. 

"Il dialogo tra i due protagonisti  - conclude il regista - diventa una ricerca di verità, dentro i turbamenti che la conoscenza sempre impone, specie se l’oggetto del proprio interesse è qualcuno per cui provi amore. E ad ogni svelamento una porzione di quell'amore viene messa alla prova. Fino alla prova finale e alla conoscenza più difficile: quella di se stessi"

 
 
 

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