LO SHOW AL PALAPARTENOPE «IO, UN BUGIARDO CHE AMA DIRE LA VERITÀ» - CON «SOLO» BRACHETTI CONDUCE IL PUBBLICO NELLE SETTE STANZE DELLA SUA CASA DELLE ILLUSIONI
Brachetti, lei è un bugiardo, perché illude il pubblico che la vita è sogno. «Confesso, lo sono. Lo diceva anche Fellini.  Giocando con l'illusione racconto la verità attraverso la bugia. Il teatro e il cinema sono meravigliose illusioni. "White lies", bugie bianche le chiamano gli inglesi. Tutti noi le usiamo ogni  giorno: la signora che si toglie dieci anni, il ragazzo che si vanta di avere tre fidanzate e invece è single... Le bugie ci fanno star meglio. Quando volo, a teatro, appago il pubblico fingendo, perché ogni uomo, da Icaro, sogna di farlo». Ecco la filosofia di Arturo Brachetti, l'uomo che si fece molti; «Peter Pan quindicenne imprigionato nel corpo di un sessantenne, la mia maledizione e la mia forza»; l’erede di Fregoli; il fenomeno mondiale del «Quick change»; il trasformista che diventa un altro in meno di due secondi meritando l'iscrizione nel Guinness dei primati. Brachetti, nome vero Lorenzo, nome d'arte Arturo in omaggio al nonno ufficiale delle Regie Poste di Corio Canavese, arriva da domani a domenica al Palapartenope di via Barbagallo con «Solo», dove per la terza volta in carriera (dopo «L'uomo dai mille volti» e «Ciak!»), non ha complici in scena: «C' è soltanto Kevin More, un cameraman, con cui mi azzuffo a colpi di spettacolari raggi laser». Ma le nuove tecnologie sono soltanto una parte dello show, che si rifà a modelli antichi e alla creativa genialità del protagonista.
Brachetti, quali sono le novità di «Solo»? 
«Molte. È una sintesi di numeri collaudatissimi e dell’'80 per cento di novità, con 50 nuovi personaggi e varie altre sorprese. Stavolta faccio entrare il pubblico nella mia casa, che ha sette stanze». 
E che cosa gli succede? 
«Ogni stanza è un pretesto. In quella dei bambini, chechiamo dell'Innocenza, mi trasformo in Cenerentola, Shrek, Biancaneve  Peter Pan; in quella della Musica divento Pavarotti, Elvis Presley, Madonna,  Beyonce, Edit Piaf, Fredd Mercury, Michael Jackson. La stanza degli Intrusi è la cucina, teatro di una minifarsa napoletana: ci sono il cuoco, la cameriera, lo sposo ubriaco che cerca di sedurla e la nonna in carriola che giunge a salvare la situazione. Mi scuserete per il dialetto. C' è la stanza del Tempo, dove mi trasformo nelle quattro stagioni; e c'è il soggiorno, stanza delle Apparenze, in cui divento i grandi maghi della storia; la stanza da letto, in cui la donna è al potere, e io danzo con un abito di mia madre, Infine...». 
Infine? 
«C'è una camera che non voglio aprire. È buia e non c'è nulla. Perché è quella della fantasia, dell'inconscio. Il suo spazio può diventare ogni cosa. Io voglio tenerla chiusa per proteggere la mia intimità. Il cameraman che mi segue ovunque, invece, vuole riprendere tutto, come si fa oggi con la mania degli smartphone». 
E che cosa accade? 
«Lottiamo a colpi di raggi laser». 
Chi vince? 
«Io. Gli rubo la telecamera e mi libero  del problema». 
Ma lei usa anche arti antiche: le ombre cinesi, il mimo, e la chapeaugraphie. Di che si tratta? 
«Nel 1616 la inventò un italiano, che grazie a una sorta di cappello forato al centro riusciva a creare tanti altri cappelli e personaggi. La tradizione si perse nell'Ottocento. Io l'ho riscoperta una ventina d'anni fa in un libro inglese. Oggi la fanno in giro tanti maghi e maghetti. Sa come si chiamava il nostro eroe? Tabarrino. Era un lombardo. Andò a Parigi, si esibiva nelle piazze. E il successo che ottenne fu così grande che da lui, poi, nacque il tabarin. Anche le ombre cinesi non sono cinesi, ma italiane. Le ideò nel Settecento un certo Giovanni Campi, che girava per le corti europee. Ah, questi italiani!». 
E il mimo? 
«Lo sketch è  molto carino, perché un  bastone invisibile diventa un arco, un remo, una canna da pesca, la bacchetta del direttore d'orchestra e tante altre cose. Con nulla si può fare tutto. Con la fantasia si riempie il vuoto».   
La sua casa a Torino è come quella di «Solo»? 
«Sì. È un parco giochi. Ci sono stanze segrete, pareti che si spostano, muri che scompaiono, acqua luminosa,  passaggi segreti ,specchi delle meraviglie. Io mi diverto a mostrarla come in un giro di museo. Da vecchietto farò questo»

Luciano Giannini—Il Mattino.

 
 
 

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