L'ultimo scugnizzo
Dal 23 al 26 marzo

ATTENZIONE
Vi informiamo che a causa di un grave lutto che ha colpito il co-protagonista dello spettacolo, la replica del giorno 22 marzo è spostata a lunedì 26/03/2018 alle ore 21.00. I biglietti già acquistati restano validi.
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La commedia, in tre atti, è la storia dello scugnizzo ‘Ntonio Esposito, che tenta di superare la propria condizione di vita precaria per offrire, alla ragazza che ha messo incinta e al figlio che sta per nascere, quella famiglia che non ha avuto e una prospettiva di vita. Con un espediente e un ricatto riesce a sistemarsi come segretario di un avvocato, facendosi apprezzare per la sua arte di arrangiarsi e la conoscenza del codice appresa dalla strada. Il finale a sorpresa rimette tutto in discussione.                           
Uno dei maggiori momenti teatrali e musicali – così intenso e compiuto da essere spesso proposto autonomamente – è costituito dalla Rumba degli scugnizzi, dove Viviani costruisce con mirabile sintesi la vita e i colori della strada servendosi del ritmo di moda.                                                                                 
L’ultimo scugnizzo debuttò al Piccinni di Bari il 16 dicembre 1932, proponendo i temi, scomodi per il fascismo, della miseria e dell’emarginazione. Fu, quindi, rappresentato l’anno dopo a Napoli (al Fiorentini) e poi a Milano, dove Viviani ebbe la sua definitiva consacrazione. Raffaele interpretava il ruolo dello scugnizzo, mentre la sorella Luisella era ‘Nnarella, prossima suocera di ‘Ntonio.                                                   
Negli ultimi cinquant’anni la commedia è stata proposta nel 1957 da Nino Taranto, Aldo Giuffrè e Clara Bindi, per la regia di Vittorio Viviani; poi, nel 1986, da Nello Mascia, Nuccia Fumo e Isa Danieli, diretti da Ugo Gregoretti; altri allestimenti al teatro Bellini nel 2000 e al Trianon Viviani nel 2007.                                       
La forza espressiva del personaggio e della storia di ‘Ntonio Esposito è stata ripresa anche dal cinema: nel 1938, nello stesso anno in cui Carmine Gallone girava Giuseppe Verdi, il regista Gennaro Righelli realizzava una trasposizione sulla sceneggiatura di Gherardo Gherardi, sempre con Viviani nel ruolo del protagonista.

 
 
 
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