Attraverso l’illustrazione delle raccolte della Galleria è possibile tracciare le tappe salienti della produzione artistica napoletana, soprattutto dell’Ottocento e della prima meta del Novecento, analizzando il ruolo istituzionale dell’Accademia di Belle Arti nel dibattito culturale.
La Galleria:
I dipinti antichi
Il nucleo più antico della raccolta e formato da un gruppo di 28 dipinti, databili tra il XVI secolo e la prima meta del XVIII, risalente ai tempi in cui l’Accademia di Belle Arti condivideva gli ambienti del vecchio Palazzo degli Studi con il Real Museo Borbonico - oggi Museo Archeologico Nazionale - prima del trasferimento, all’indomani dell’unita d’Italia, nell’attuale sede, ex convento di San Giovanni delle Monache. Tra questi si ricordano il
San Girolamo di Jusepe de Ribera, la
Santa Caterina di Mattia Preti,
I cinque sensi attribuito al Maestro dell’Annuncio ai pastori, l’
Interno di cattedrale di Francois de Nome.
L’Ottocento
La pittura del XIX secolo e rappresentata in quasi tutti i suoi molteplici aspetti - da quella di soggetto storico a quella di paesaggio, dalla ritrattistica alla natura morta - resi di volta in volta secondo un’accezione neoclassica, romantica o realistica. L’evoluzione del gusto nella pittura di paesaggio e testimoniata dal passaggio dalle rappresentazioni romantiche di Pitloo e dei posillipisti Gigante, Duclere e Carelli,alla adesione al vero di Rossano; dal colorismo sfatto di Dalbono al vago impressionismo dei tardo-paesaggisti. Presenti anche i maggiori pittori di storia - da Mancinelli a Morelli e ad Altamura - e quelli veristi - rappresentati al meglio da Michele Cammarano e Patini - nonchè artisti che diedero una loro interpretazione dell’Oriente, come Cercone o De Gregorio. Di alta qualità i ritratti di Wicar, Bonolis, Forte, Franque, Esposito e Postiglione, diversi nello stile ma sempre penetranti nella resa fisionomica e psicologica dei soggetti, ed alcune tele di Antonio Mancini e di Netti.
Il Novecento
La sala dedicata all’arte della prima meta del Novecento presenta opere di alcuni maestri che ebbero un ruolo determinante nella definizione dell’arte napoletana: da Mancini e Viti -ancora legati alla tradizione pur con qualche apertura al moderno-a Brancaccio, Ciardo e Notte chiaramente ispirati al clima di ‘ritorno all’ordine’ fra le due guerre, fino all’opera di Giarrizzo che risente dell’influenza della pittura di Matisse sia per il taglio compositivo che per l’ accentuata e variegata cromia delle stoffe. Un’altra sala documenta l’attività di artisti operanti a Napoli fino alla fine degli anni Sessanta: e possibile ripercorrere le varie esperienze artistiche del secondo dopoguerra, da quelle astratto-geometriche di MAC, alle varie tendenze dell’informale fino alle sperimentazioni oggettuali di ricordo neo dadaista.
I disegni
La raccolta dei 206 disegni ed acquerelli permette, nonostante alcune lacune dovute alla dispersione nel tempo dell’originario patrimonio, di seguire l’impostazione didattica adottata nelle Scuole di Disegno dalla fine del Settecento a tutto l’Ottocento e fino ai primi anni del Novecento. Troviamo cosi molti fogli con esercitazioni sul nudo dai gessi e dal vero, nonchè un interessante nucleo di disegni di paesaggi ed elementi naturali realizzati da maestri e allievi quali Pitloo, Gigante, Carelli, Duclere. Diverso carattere presentano alcuni fogli di Giandomenico Tiepolo o quelli ottocenteschi di maestri come Morelli e Cammarano, che svincolano i disegni dal movente didattico trasformandoli in opere dal valore autonomo.
La donazione Palizzi
Nel 1896, tre anni prima della sua scomparsa, Filippo Palizzi, allora Presidente dell’Accademia di Belle Arti, dono un cospicuo gruppo di opere sue e dei fratelli Giuseppe, Nicola e Francesco Paolo, nonchè quarantasette “schizzi e bozzetti” di artisti stranieri quasi tutti legati alla scuola di Barbizon. Tale importante nucleo, finora poco conosciuto, vede, fra le altre, la presenza di Corot, Decamps, Rousseau e testimonia l’interessamento dei fratelli Palizzi per la pittura di paesaggio d’Oltralpe, conosciuta direttamente durante i loro soggiorni francesi. L’allestimento proposto riprende quello voluto dal donatore: adeguandosi, pertanto, ai criteri espositivi ottocenteschi, ricostruisce uno spazio di indubbio fascino.
Le sculture
La sezione dedicata alla scultura, disposta in varie sale, consente di seguire il percorso della plastica napoletana dall’ultima produzione neoclassica fino all’informale. Ai diversi materiali utilizzati fra la meta dell’Ottocento e gli inizi del Novecento (terracotta, gesso, marmo, bronzo) se ne aggiungono, nella seconda meta del secolo, altri inediti e inconsueti come cemento, piombo e ferro, trattati con estrema liberta. Si distinguono per la profonda resa fisionomica e psicologica del personaggio alcuni dei ritratti di Gemito, D’Orsi e Chiaromonte e le statue monumentali di Amendola e Franceschi.
Sezione video
Accanto alla tradizionale esposizione di opere, la struttura museale vuole offrire un inquadramento storico-esistenziale delle opere e degli artisti che le hanno concepite attraverso supporti multimediali. La sezione, realizzata in collaborazione con studenti o ex studenti dell’Accademia, propone una raccolta di documenti, spesso rari e preziosi e di grande valore testimoniale, che descrivono e ricordano gli artisti e il loro operare in un contesto spesso ostile o, peggio, indifferente.
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